La completa raccolta differenziata
Il recupero di materia/energia è imprescindibile dalla raccolta differenziata (RD). Ogni individuo è chiamato a compiere un dovere personale e sociale importantissimo quanto semplice a partire dalle piccole azioni dentro casa. Perché si ottengano risultati importanti infatti basta veramente poco. Tutto sta nel cominciare e a far divenire questo impegno una normale abitudine quotidiana.I rifiuti urbani, data la loro produzione (per lo più di origine domestica) e la loro qualità (per lo più biodegradabili e riciclabili) sono l'interesse del presente manuale visto che ogni singolo cittadino è chiamato a raccogliere e differenziare già dentro casa.
Materiali, simbologie e consorzi addetti.
Il recupero delle diverse frazioni dipende fortemente dal lavoro compiuto dentro casa dalle singole utenze. Generalmente siamo abituati ad associare alla raccolta differenziata i tre colori blu, giallo e verde dei cassonetti per la plastica, carta e vetro, come se la raccolta differenziata significasse raccogliere questi tre tipi di imballaggi e lasciarli presso le isole ecologiche. In realtà la raccolta differenziata è molto più ricca e si esplica separando tra i rifiuti (non solo RSU) diverse frazioni merceologiche di particolare interesse economico quali:
- Plastica
- Carta
- Alluminio
- Vetro
- Legno
- Organico
- Pile ed accumulatori
- Inerti
- Ingombranti
- Stoffe
- Automezzi
- Oggetti elettronici
- Beni durevoli
NB 1: La raccolta differenziata non si limita a raccogliere le "solite" plastica, carta e vetro!
In linea generale la RD può essere effettuata secondo il criterio "monomateriale", ovvero separando una frazione merceologica da tutte le altre (è il caso in cui la carta, la plastica ed il vetro hanno un "cassonetto" apposito) o con criterio "multimateriale", ovvero separando due o più frazioni merceologiche dalle restanti ( ad es. raccogliendo l'alluminio insieme alla plastica). Questa ultima abbatte i costi di raccolta e lascia alla successiva fase di selezione la separazione delle diverse frazioni merceologiche raccolte attraverso sistemi gravimetrici e meccanici, risultando apparentemente più conveniente da un punto di vista economico... vedremo poi cosa spesso si cela dietro la raccolta multimateriale.
E' importante precisare però che non tutti i rifiuti appartenenti alla stessa frazione merceologica vengono processati allo stesso modo. In effetti ci sono molti tipi di plastica, alcune delle quali non vengono riciclate (ad es. piatti di plastica sporchi e cellophane). Queste componenti fanno parte di quella frazione più complicata da trattare: l'indifferenziato. I rifiuti non riciclabili che inevitabilmente finiscono nell'indifferenziato sono quelli più problematici da un punto di vista ambientale: la loro fine è tal quale in discarica o nell'inceneritore.
NB 2: non tutto "il materiale" differenziato (es. plastica) è riciclabile o riciclato.
In linea teorica sappiamo ormai che dovrà essere recuperata l'energia in essa contenuta con un termovalorizzatore e solo successivamente potrà essere collocata in una apposita discarica. Ma moltissime realtà italiane vedono finire questi rifiuti in discarica così come sono o porre negli inceneritori più (molto più) di quello che si dovrebbe.
Come differenziare gli Imballaggi
Questa tipologia di rifiuto rappresenta circa il 60% in volume ed il 40% in peso dei rifiuti raccolti (provenienza domestica, piccole e gradi attività commerciali ed industrie). Le finalità della gestione dei rifiuti da imballaggio sono quelle di ridurne la quantità utilizzata (prevenzione) e di ridurne la loro pericolosità. I primo punto non sembra aver compiuto grandi progressi dato il largo uso che ne viene ancora fatto soprattutto di imballaggi secondari e terziari. Il secondo invece ha trovato un ottima soluzione con la raccolta differenziata.
Da sapere: gli imballaggi si suddividono in
- Primari, imballaggi utilizzati per la vendita di una singolaconfezione (es. bottiglia di latte);
- Secondari, quelli che presso un esercizio commerciale raggruppano una serie di singoli prodotti (es. espositore di scatole di cioccolatini)
- Terziari, imballaggi che facilitano la manipolazione e il trasporto di singoli imballaggi e di imballaggi multipli (es. il classico scatolone di cartone ondulato)
Plastica
Ogni prodotto la cui materia può essere recuperata (ovvero riciclata) era un tempo contrassegnata dall'apposito simbolo del triangolo a frecce nere (ciclo di Mobius). Come vedremo in seguito, a causa di uno stallo legislativo, al momento questa simbologia non è più (per il momento) obbligatoria. Esempi di materiali plastici riciclabili sono le bottiglie per le bibite (PET) e per i detersivi (PE).
In linea generale tutte le plastiche contrassegnate dal triangolo a frecce e composte in PET, PVC, PS, PP e PE (bottiglie, flaconi, contenitori per detersivi, cassette per alimenti, polistirolo...) possono essere recuperate con successo conferendole alle isole ecologiche. Pertanto il primo compito del consumatore nel differenziare i rifiuti consiste nel saper interpretare correttamente, quando possibile ed in futuro, la simbologia riportata sui contenitori.
SCHEMA SEMPLIFICATIVO:
- Cosa introdurre nel contenitore per il recupero della plastica: cellophane da imballaggi, bottiglie di plastica, contenitori per detersivi, flaconi per saponi, cassette per alimenti, piccole taniche, polistirolo.
- Cosa non introdurre nei cassonetti per il recupero della plastica: bicchieri e piatti di plastica sporchi, contenitori per solventi e vernici etichettati T e/o F (anche se in plastica), giocattoli e beni durevoli in plastica , vasi per piante, materiali impropri (contenitori di colle e collanti)
I rifiuti in plastica che non rientrano nella categoria appena descritta devono essere conferiti ad un ecocentro. Il servizio di raccolta dei materiali ingombranti di questo tipo è generalmente gratuita. Sebbene ciò rappresenti un ulteriore impegno per le utenze bisogna pur ammettere che tale impegno è minimo e con un po' di organizzazione può esser condotto anche poche volte l'anno.
NB 3: Ad ogni rifiuto la sua collocazione. Se una plastica non è ammessa ad un isola ecologica va portata all'ecocentro più vicino (ogni comune ne ha uno!)
Che fine fa la plastica differenziata con successo?
In linea generale la plastica viene facilmente riciclata per via meccanica (produzione di scaglie e granuli) e per via chimica (scissione in singoli monomeri). E' bene precisare che anche i rifiuti sono caratterizzati da un grado di qualità. Plastiche che contengono pochi residui (es. perché lavati e privati delle etichette di carta) abbattono notevolmente i costi di riciclaggio e forniscono risultati più soddisfacenti. E' importante quindi non gettare mai via i rifiuti sporchi o con residui di un altro tipo di materiale.
Se la plastica non viene riciclata può essere utilizzata come combustibile CDR (a circa 1000°C) purché ci sia recupero di energia (calore/corrente). Va ricordato che questa scelta non è preferibile al riciclaggio ma tuttavia rappresenta una soluzione alternativa quando la prima non è avviabile. A titolo d'esempio una bottiglia in PET fornisce energia sufficiente ad alimentare una lampadina di 60W per circa un ora! Tuttavia anche i termovalorizzatori hanno le loro conseguenze sull'ambiente. Nella sezione dedicata ai termovalorizzatori verranno discussi pro e contro dell'incenerimento dei rifiuti.
NB 4: La plastica è riciclata o nel caso non sia possibile riciclarla è trasformata in CDR.
NB 5: Recuperare la plastica vuol dire anche non attingere al petrolio per la sua produzione!
Carta
La carta è il materiale più facilmente differenziabile dato che in linea generale ogni tipo di carta e cartone è riciclabile purché non sia poliaccoppiato ovvero unita ad un altro tipo di materiale che ne impedisce il riciclo o che ne aumenti notevolmente i costi. La carta ed il cartone riciclabili sono contrassegnati dal solito ciclo di Mobius, generalmente con frecce spesse e bianche. Quando questo simbolo mancherà allora sarà inutile conferire il rifiuto nel solito cassonetto giallo (ricordo infatti che al momento non vi è obbligo di etichettatura per il rifiuto).
La carta poliaccoppiata (come ad esempio il tetrapak, composto da carta, alluminio e plastica) era contrassegnata da un apposito simbolo, un cerchio con dentro la sigla CA. Oggi questo tipo di carta è in linea teorica differenziabile ma i costi di separazione dei materiali che compongono l'mballaggio sono davvero onerosi. Morale della favola: comunemente questo tipo di imballaggio finisce al recupero energetico e quindi in discarica.
NB 6: La carta poliaccopiata non è riciclabile. La cosa migliore da fare sarebbe non acquistarla!
Il riciclaggio della carta avviene presso le cartiere. Qui la carta viene mescolata con acqua e frullata fino ad ottenere un impasto omogeneo e fluido (il "pulp"). L'impasto è successivamente raffinato per mezzo di opportuni additivi chimici. A questo punto viene steso a formare enormi fogli e fatto asciugare. Questi fogli saranno ridotti in Bobine di carta e cartoncino utilizzate dalle Cartotecniche che le taglieranno, coloreranno e stamperanno secondo le esigenze.
Il 90% dei quotidiani ed il 100% degli scatoloni prodotti in Italia sono fatti con carta e cartone riciclati! Niente male.
Purtroppo però l'abbattimento della foresta amazzonica continua indisturbata mentre enormi quantitativi di carta aspettano di essere riciclati. Perché? Francamente non esiste una risposta logica. E' vero che non tutte le industrie accettano di servirsi di carta riciclata. Alcuni prodotti esigono infatti una carta nuova bianchissima. Questo però non è minimamente sufficiente a giustificare le moli di legno quotidianamente abbattute... Quello che possiamo fare come al solito è cercare di consumare meno carta (stampe inutili, fazzoletti usa e getta a tavola ecc) e comprare solo carta riciclata!
NB 7: nonostante la facilità e la quasi totalità della carta è riciclabile, molte foreste continuano ad essere ingiustificativamente abbattute! Consumiamo meno carta e compriamo quella riciclata!
SCHEMA SEMPLIFICATIVO:
- Cosa conferire nel contenitore della carta: cartoni, carta, tetrapak (solo se esplicitato dal comune), giornali, riviste, libri, fotocopie, imballaggi per alimenti e casalinghi.
- Cosa non va immesso nei cassonetti per a raccolta della carta: carta con residui di colla o di sostanze organiche (es. carta sporca di grasso), carta copiativa, carta poliaccoppiata (es. tetrapak)
Il vetro è senza alcun dubbio l'imballaggio migliore da un punto di vista ambientale. In effetti può essere rigenerato un numero infinito di volte. Trasparente, compatto, impermeabile ed inalterabile ha solo un aspetto negativo che da un punto di vista pratico ne impedisce la dominazione sugli imballaggi di plastica, il peso.
La pasta di vetro si lavora ad alte temperature. Affinché il processo sia efficiente è importante che vi siano la minor quantità possibile di residui di materiale diverso dalle bottiglie recuperate (come metalli, plastica e carta). Il vetro recuperabile è generalmente contrassegnato dal corrispettivo simbolo per abitudine alla vecchia normativa che ne obbligava la stampa sull'imballaggio. Al solito, l'applicazione del simbolo non è più obbligatorio da diversi anni.
Il 60% circa delle bottiglie prodotte in Italia sono realizzate con vetro riciclato!
NB 8: il vetro è ottimale come imballaggio perché si recupera, non si attinge al petrolio per produrlo e non rilascia residui nei liquidi in esso contenuti. E' però pesante... pazienza!
SCHEMA SEMPLIFICATIVO
- Cosa mettere nel contenitore per la raccolta del vetro: bottiglie, flaconi, barattoli e bicchieri di vetro.
- Cosa non mettere nel cassettone del vetro: vetri per finestre, lampadine, oggetti in cristallo.
Il decollo di questo materiale è dovuto alla sua leggerezza unitamente all'isolazione che permette dei prodotti in esso contenuti dall'aria e dall'acqua. Ha di positivo per l'ottica assunta dal presente lavoro che come il vetro è riciclabile al 100% e per un numero illimitato di volte. Generalmente questo prodotto merceologico è raccolto assieme alla plastica (raccolta materiali multileggeri) ma si può trovare anche associato al vetro.
Separato meccanicamente e pretrattato a 500°C è fuso a circa 800°C per ottenere alluminio liquido. L'alluminio riciclato è di qualità identica all'originale ed è comunemente utilizzato nei trasporti, nell'edilizia, nei casalinghi nonché per la realizzazione di nuovi imballaggi. In Italia il 100% delle caffettiere prodotte sono in alluminio riciclato! In generale circa il 50% dell'alluminio utilizzato dall'industria italiana è riciclato.
NB 9: L'alluminio come il vetro è un ottimo imballaggio: totalmente riciclabile, non sottrae petrolio, è leggero. In dubbio (almeno per me) è però la sua possibile tossicità...
Non è vero che la raccolta differenziata non è efficace e che non viene perseguita dagli organi competenti. Al contrario nei comuni che mirano al recupero è diventata molto efficiente. Ma può migliorare ancora molto con la nostra collaborazione. Un esempio? Al Nord alcune Regioni arrivano a riciclare ben il 38%, al centro si ricicla mediamente il 19% dei rifiuti mentre al Sud si è fermi al 9% (dati ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
SCHEMA SEMPLIFICATIVO
- Gli imballaggi in alluminio più comuni che devono esser conferiti alle isole ecologiche sono: lattine, scatolette, bombolette spray (ben vuote!) ed in generale contenitori con i simboli di riferimento
- Non si devono invece gettare nei cassonetti per alluminio: contenitori per solventi e vernici etichettati T e/o F (anche se in alluminio), materiali impropi (tubetti di dentifricio e per la cosmesi, contenitori di colle e collanti)
Anche l'acciaio è un materiale frequentemente usato negli imballaggi ma meno comune dei primi elencati. In acciaio sono alcuni barattoli e contenitori per alimenti, tappi corona per bottiglie in vetro, bombolette e chiusure metalliche. L'acciaio recuperato, una volta pulito e frammentato, è sottoposto a destagnazione (procedimento finalizzato a separare l'acciaio dallo stagno che lo rende inossidabile). L'acciaio è quindi inviato alle acciaierie dove viene rifuso per produrre un nuovo acciaio comunemente destinato alla produzioni di parti autoveicolari, elettrodomestici, rotaie e travi per ponti.
SCHEMA SEMPLIFICATIVO
- Gli imballaggi in acciaio che possono essere rilasciati presso le isole ecologiche sono: barattoli e scatolette per alimenti, tappi corona, bombolette e chiusure metalliche.
- Non vanno assolutamente conferiti nel cassonetto per l'acciaio: contenitori per solventi e vernic etichettati T e/o F (anche se in acciaio), materiali impropi (tubetti di dentifricio e per la cosmesi, contenitori di colle e collanti)
Il legno rappresenta come il vetro un imballaggio ottimale sia per la salute che per l'ambiente. Esso infatti è biodegradabile al 100% quindi facilmente smaltibile, non è tossico per la salute (a meno che no sia verniciato! J) e disinquinante.
Infatti grazie alla fotosintesi le piante durante la loro rapida crescita assorbono CO2 e rilasciano O2. Pertanto anche se tutto il legno venisse bruciato (e non è così!) rimetterebbe in atmosfera niente di più di ciò che le ha privato (mentre ad es. il petrolio, formatosi nell'arco i milioni di anni, nel momento in cui viene utilizzato come carburante cede all'atmosfera moltissima CO2 in tempi ristrettissimi rispetto a quelli necessari alla sua formazione!).
NB 10: Il legno è un prodotto sostenibile, naturale, non aumenta la CO2 atmosferica, non è tossico ed è totalmente biodegradabile (attenzione però alle vernici!)
Gli imballaggi più comuni sono in legno di pioppo, faggio, abete e pino o a base di agglomerati lignei o compensati. Anche gli imballaggi in legno possono intraprendere una nuova vita.
Esistono apposite piattaforme convenzionate dove è possibile consegnare i rifiuti ingombranti in legno, altrimenti si possono condurre all'ecocentro. Il legno recuperato è sottoposto a tritatura per ridurne il volume e pulizia. Le scaglie così ottenute sono quindi pressate e nuovamente lavorate per essere trasformate in pannelli truciolati, materiale d'arredo, cellulosa da cui si ricava carta di eccellente qualità. Non solo, le scaglie vengono anche adoperate per la produzione del compost.
La preziosa frazione organica
In linea teorica la raccolta differenziata dovrebbe mirare a separare anche la frazione umida o organica ovvero gli scarti alimentari e vegetali. Ciò difficilmente riesce con successo vista la vastità di rifiuti inorganici non recuperabili che finiscono inevitabilmente nell'indifferenziato insieme all'organico (es. tubetti dei dentifrici, cosmetici e collanti, vecchie stoffe inutilizzabili, penne, oggetti di taglia minima).
La frazione umida di origine domestica è caratterizzata da un elevata umidità e contenuto organico azotato. Ciò non lo rende adatto ai processi di combustione (ovvero al recupero energetico della biomassa). La frazione umida si presta benissimo a processi fermentativi (degradazione biologica in assenza di ossigeno) che ben presto insorgono spontaneamente con conseguente formazione di biogas (emissione gassosa composta per lo più da metano e anidride carbonica) e di una massa stabilizzata (cioè non più reattiva e putrescibile) avente le caratteristiche in un ammendante (compost).
NB 11: Anche la sostanza organica è riciclabile. Da essa si può infatti produrre un buon compost/terriccio e biogas
A livello industriale esistono diverse tipologie di impianti atte e "digerire anaerobicamente" con successo diversi rifiuti organici umidi e azotati (es. rifiuti zootecnici e agroindustriali). Ciò sarebbe possibile, in linea teorica, anche con i rifiuti organici di origine domestica. Al momento quello che realmente accade è la messa in discarica delle sostanze putrescibili con un sistema di raccolta del biogas prodotto.
Nelle piccole discariche (molto comuni), dove la produzione del biogas non è vantaggiosa in termini economici, il biogas viene captato e bruciato in torcia. Nelle grandi discariche (meno comuni) invece il biogas è captato e utilizzato per la produzione di calore o per la produzione di energia elettrica. Se si pensa all'immenso volume occupato dai rifiuti putrescibili nelle discariche ci si domanda perché non viene tutto destinato alla produzione del compost. Al solito, il problema è principalmente economico. L'ottica a cui , prima o poi, perverremo in effetti mira proprio al recupero della frazione umida con produzione di compost e biogas.
NB 12: la raccolta del Biogas salvaguardia l'ambiente dal rilascio dei gas serra (CO2 e Metano) e dal prelievo dei combustibili tradizionali come il petrolio ed il carbone.
Per avere un buon compost è indispensabile avere nel mix di partenza determinate caratteristiche ed elementi organici (umidità, carbonio, azoto, pH... un po' come fossero degli "ingredienti"). I rifiuti domestici organici, lungi dall'avere gli ingredienti ottimali, potenzialmente producono un compost che non ha dimostrato avere caratteristiche adeguate alla sostituzione dei concimi di sintesi chimica. Pertanto incontra grosse difficoltà nel trovare un mercato che lo valorizzi economicamente.
Diverso è il discorso per il compost auto-prodotto: esistono infatti diverse "ricette" per prodursi nel proprio giardino-terreno un compost dalla buone caratteristiche ammendanti e concimanti. Vista la sostenibilità del processo (economico e favorevole alla preservazione dell'ambiente) in molti paesi europei è già una prassi comune per chi possiede almeno un giardino. In Italia, alcuni comuni, hanno cominciato a valorizzare questo atteggiamento scontando la tassa sui rifiuti alle famiglie che dimostrano di prodursi il compost con la propria frazione umida!
NB 13: un compost prodotto ad hoc può realmente sostituire i fertilizzanti chimici!
Ingombranti: cosa c'è da sapere
Il termine "ingombrante" si spiega da solo. In effetti non è pensabile di gettare un vecchio armadio all'interno di uno dei tanti cassonetti sparpagliati per le città! Ma al di là dell'ingombro dimensionale che tali rifiuti occupano bisogna considerare l'impedimento che causano ai normali processi di recupero e riciclaggio. Per rendere l'idea dei rifiuti ingombranti basta pensare a vecchi abiti dimessi, mobili, metalli, oggetti in ceramica ed in cristallo, sanitari e calcinaci. Anche un vecchio ombrello diventa un rifiuto ingombrante. Non è riciclabile, non è umido, non è pericoloso... è ingombrante! Data la loro natura "scomoda" alla gestione dei rifiuti è importantissimo non lasciare i rifiuti ingombranti, anche quelli di piccola taglia, all'interno dei contenitori per i rifiuti differenziabili né tanto meno in quello dell'indifferenziato. Il primo grande contributo che possiamo dare è proprio quello di conferirgli agli apposite piattaforme convenzionate in cui tali rifiuti vengono smontati e selezionati per essere poi avviati al recupero. Fanno parte degli ingombranti:
Inerti: materiale non reattivo e in quanto tale né tossico né nocivo per la salute e per l'ambiente. (es. oggetti di ceramica come i sanitari).
Oggetti elettronici: I principali problemi derivanti da questo tipo di rifiuti (propriamente detti rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche - RAEE) sono la non biodegradabilità e presenza di sostanze tossiche per l'ambiente. Questi oggetti hanno infatti delle componenti elettroniche (chip, tubi catodici, accumulatori, circuiti e parti metalliche) che data la loro peculiare natura, economicamente rilevante oltre che inquinante vanno trattati correttamente e destinati al recupero differenziato dei materiali di cui sono composti, come il rame, ferro, acciaio, alluminio, vetro, argento, oro, evitando così uno spreco di risorse che possono essere riutilizzate per costruire nuove apparecchiature. La crescente diffusione di apparecchi elettronici determina un sempre maggiore rischio di abbandono nell'ambiente, in discariche o nei termovalorizzatori con le relative conseguenze impatto ambientale e ripercussioni sulla salute umana. Per questo motivo tali rifiuti sono regolamentati da una direttiva apposita, la "Direttiva RAEE".
NB 14: I metalli non sono da sottovalutare sia per il loro valore industriale sia per il loro impatto ambientale. E' importante non abbandonare i rifiuti elettronici!
I RAEE sono generalmente suddivise in 5 diversi raggruppamenti:
R1 - Freddo e clima (frigoriferi, climatizzatori...)
R2 - Grandi bianchi (lavatrici, lavastoviglie, cucine...)
R3 - TV e monitor (tubo catodico, lcd...)
R4 - PED, CE, ICT, apparecchi illuminanti e altro (cellulari, aspirapolveri, asciugacapelli...)
R5 - Sorgenti luminose (neon, alogene, lampadine a risparmio energetico)
I benefici derivanti da una corretta separazione di tali rifiuti sono:
- il miglioramento delle percentuali di raccolta differenziata (grazie al recupero di grossi quantitativi di materie plastiche, metalli, vetro...)
- la diminuzione di rifiuti da smaltire in discarica (fino a poco tempo fa, parte dei RAEE venivano raccolti come ingombranti con i relativi costi di smaltimento)
- il corretto smaltimento delle sostanze pericolose in essi contenute.
Eppure le stoffe possono trovare molte applicazioni dentro casa (stracci, cuscini, accomodamenti per i nostri amici a quattro zampe..).
RIASSUMENDO, E' BENE RICORDARE CHE:
- NB 1: La raccolta differenziata non si limita a raccogliere le "solite" plastica, carta e vetro!
- NB 2: non tutto "il materiale" differenziato (es. plastica) è riciclabile o riciclato... per cui:
- NB 3: Ad ogni rifiuto la sua collocazione. Se una plastica non è ammessa ad un isola ecologica va portata all'ecocentro più vicino (ogni comune ne ha uno!)
- NB 4: La plastica deve esser riciclata o, nel caso non sia possibile riciclarla, trasformata in CDR.
- NB 5: Recuperare la plastica vuol dire anche non attingere al petrolio per la sua produzione!
- NB 6: La carta poliaccopiata non è riciclabile. La cosa migliore da fare è non acquistarla!
- NB 7: nonostante la facilità e che la quasi totalità della carta è riciclabile, molte foreste continuano ad essere ingiustificativamente abbattute! Consumiamo meno carta e compriamo quella riciclata!
- NB 8: il vetro è ottimale come imballaggio perché si recupera, non si attinge al petrolio per produrlo e non rilascia residui nei liquidi in esso contenuti. E' però pesante... pazienza!
- NB 9: L'alluminio come il vetro è un ottimo imballaggio: totalmente riciclabile, non sottrae petrolio, è leggero. In dubbio (almeno per me) è però la sua possibile tossicità...
- NB 10: Il legno è un prodotto sostenibile, naturale, non aumenta la CO2 atmosferica, non è tossico ed è totalmente biodegradabile (attenzione però alle vernici!)
- NB 11: Anche la sostanza organica è riciclabile. Da essa si può infatti produrre un buon compost/terriccio e biogas
- NB 12: la raccolta del Biogas salvaguardia l'ambiente dal rilascio dei gas serra (CO2 e Metano) e dal prelievo dei combustibili tradizionali come il petrolio ed il carbone.
- NB 13: un compost prodotto ad hoc può realmente sostituire i fertilizzanti chimici!
- NB 14: I metalli non sono da sottovalutare sia per il loro valore industriale sia per il loro impatto ambientale. E' importante non abbandonare i rifiuti elettronici che sono ricchi in plastiche e metalli!