Andiamo a pesca sul lago di Bolsena!

andiamo a pesca sul lago di bolsenaNella splendida cornice del lago di Bolsena si possono trascorrere piacevoli giornate praticando uno degli sport più affascinanti: la pesca sportiva. La pesca, che in queste acque è praticata a livelli professionali ( quelle del coregone e del latterino sono le più note), può offrire al pescasportivo grandi emozioni e soddisfazioni. Per praticarla è necessaria la licenza di pesca per acque interne valida su tutto il territorio nazionale.

Questo lago dalle acque cristalline ( fino agli anni 50′ le acque del lago erano considerate potabili, tanto che ancora oggi si parla del “lago che si beve”) è ricco di pesce; sia il principiante che il più esperto tra i pescatori, sia il pescatore attrezzato che il bambino provvisto di una semplice canna possono divertirsi ad effettuare catture alle volte anche sorprendenti.

Per tutti coloro che si sono da poco avvicinati allo sport della pesca e sono poco pratici, anche con una scarsa attrezzatura, ma vogliono comunque trascorrere una giornata di pesca non tornando a casa senza aver effettuato neanche una cattura possono indirizzare le loro attenzioni alla pesca del Cavedano e del famelico Persico trota (Black Bass).

Il Cavedano, che spesso ci viene presentato come un pesce alquanto diffidente e di difficile cattura, in queste acque, forse per la sua massiccia presenza, è una specie che non manca quasi mai all’appuntamento con la nostra esca. È presente su quasi tutta la fascia costiera e lo si può facilmente notare passeggiando sui lungolago in branchetti più o meno numerosi. Basta gettare in acqua alcune molliche di pane per vederlo scodare e far increspare le calme acque del lago.

Questi pesci stazionano sotto pochi centimetri d’acqua, per cui, una volta individuato un gruppo di individui, si può attuare una pesca di superficie con l’ausilio di una bombarda o di un galleggiante piombato a cui dovrà seguire circa 70 cm di monofilo del 14. Essendo un pesce onnivoro possiamo utilizzare svariate tipologie di esche, ma le più indicate sono il lombrico o il bigattino.

L’azione di pesca si svolge lanciando le nostre esche ad alcuni metri dal branchetto, e recuperando lentamente le si fanno passare accanto ai nostri amici pinnuti che difficilmente si faranno pregare per attaccare l’esca. Se poi vogliamo andare proprio a colpo sicuro e fare abbondanti catture basterà recarci sulle sponde del fiume Marta.

Il Marta, che si trova nell’omonima località, è l’unico effluente del lago e le sue acque, soprattutto nel tratto iniziale, sono veramente piene di Cavedani anche di buone dimensioni. Per pescare in questo fiume è necessaria un’attrezzatura minimale che può anche semplicemente limitarsi ad una canna da punta sui 4 m. La canna da pesca ottimale risulta comunque una bolognese da 3-4 m con azione di punta; il mulinello può essere caricato con uno 0.20, e per quanto riguarda il finale possiamo utilizzare qualsiasi monofilo al di sotto dello 0.18 ( più fino è il filo, più è divertente la pesca… per i più esperti consiglio uno 0.10 ed un buon guadino!).

La montatura da utilizzare è semplicissima: lenza madre, galleggiante da 2-3 g max, piombi sferici (ne consiglio solo 2 e montati a contatto), girella (meglio se tripla), terminale non più lungo di 30-50 cm ed infine un amo del 12. Il canale ha un’ altezza modesta ( in periodi di forti piogge raggiunge 1,5 m), quindi pescheremo molto a corto, anche perché la folta vegetazione acquatica ( dove si nascondono i nostri cavedani) che sale verso la superficie può facilmente far incagliare i nostri ami; la distanza tra il galleggiante e l’amo sarà quindi sui 40 cm. Come esca usiamo il bigattino o il lombrico, con quest’ultimo innestato “a calzetta” insidieremo gli esemplari più grossi.

Una volta scelto il posto di pesca ( il primo tratto del fiume fino alla pescheria Santa Marta è veramente pieno di pesci e si può pescare sopra la banchina di cemento scendendo subito dopo il ponte presso le scalette dell’ associazione di pesca “la tirlindana”, oppure, seguendo la strada che va verso Tuscanica, ci troveremo in una zona più suggestiva,immersa nella natura ma con minore pesce; in cambio se siamo fortunati possiamo allamare qualche bel barbo!), lanceremo la nostra lenza in acqua, lasciando scorrere lentamente il filo, che seguendo la corrente sicuramente non tarderà ad essere attaccato da qualche cavedano. Questo piccolo fiume può essere un buon banco di prova anche per chi è appassionato della pesca con la mosca.

Per quanto riguarda il persico trota, da queste parti chiamato “boccalone“, lo troviamo presente in grandi quantità in tre tipi differenti di posti: nei porti, nelle zone dei canneti, vicino alla costa tra folte alghe. La pesca nei porti non è consentita, ma guardando bene i cartelli esposti nelle aree portuali, possiamo individuare le “zone di limite” e pescare tranquillamente in tali posti; se siamo fortunati qualche bass capiterà a tiro di canna.

Le zone portuali sono ricche di questi famelici predatori, che, nascondendosi tra cime ed imbarcazioni, aspettano che qualche preda passi nei pressi della loro grande bocca! Questi pesci sono attratti da qualsiasi cosa in movimento (che può essere una potenziale preda), quindi per insidiarli possiamo utilizzare molti tipi di artificiali.

Non esiste un artificiale standard da utilizzare ma dobbiamo a volte cambiarne più di qualcuno per trovare quello che in quel giorno soddisfi le loro richieste. In generale possiamo usare dei cucchiaini, dei piccoli minnows, o vermi siliconici delle più svariate forme e colori ( tendenzialmente è preferita la tonalità sul rosso). Per questa pesca si utilizzano canne da spinning sui 2,5 m con un buon 0.25 nel mulinello. La stessa attrezzatura ( canna da spinning ed artificiali) si può utilizzare in prossimità dei canneti, dove troviamo le condizioni viste prima nei porti: ripari, anfratti e nascondigli. Uno dei canneti più proficui del lago è quello che si trova sotto Montefiascone.

Armati di stivaloni, o nel periodo primaverile-estivo (se il tempo lo permette) di un costume, dobbiamo entrare in acqua e cercare di lanciare il più possibile vicino e parallelamente ai canneti. Stando attenti a non incagliare, riprovando continuamente e cambiando sia posto che artificiali possiamo avere dei buoni incontri: il persico trota è un pesce prepotente che oppone una forte resistenza all’amo e spesso con grandi salti fuori dall’acqua ci lascia recuperare solo l’artificiale!

Infine il terzo (ma non ultimo) luogo dove possiamo insidiare i bass lo dobbiamo cercare in mezzo al lago: spesso a meno di 100 m dalla riva si creano delle formazioni di alghe che partono dal fondo e arrivano quasi al pelo dell’acqua; queste zone molto concentrate ( a volte si estendono solo per 1-2 m) formano degli incredibili punti d’aggregazione per questi pesci, ed accolgono spesso in questi branchi anche 1 o 2 individui dalle dimensioni ragguardevoli.

Questi “boschetti d’alghe” sono dei veri e propri hot-spot ma il problema è che sono di difficile individuazione. Per trovarli bisognerebbe pattugliare la zona costiera con maschera e pinne… E’ difficile ma se li si trova ( e ce ne sono vari sparsi nel lago), si possono fare pescate indimenticabili! Una volta riusciti ad individuare il punto bisogna entrare in acqua per avvicinarci il più possibile e portare a tiro di canna questi hot-spot.

La canna utilizzata sarà la solita canna da spinning (quella usata prima nei canneti); questa volta invece dell’artificiale mettiamo una bombarda sui 30-40g, una girella, filo terminale minimo dello 0.20 (1 m), ed un amo a gambo lungo su cui innesteremo un bel lombrico a calzetta lasciando una coda libera lunga almeno 2 cm.

L’azione di pesca si svolge lanciando la nostra esca il più possibile vicino alle alghe e lasciandola trasportare dalla corrente recuperando quel tanto che basta per tenere il filo leggermente in tensione. Se il lancio è stato ben effettuato non tarderà l’attacco del bass; questi dapprima darà una lieve e quasi impercettibile toccata e se non abbiamo fretta di ferrare, vedremo poco dopo flettere la nostra canna: strike!!

Passiamo ora a parlare di un tipo di pesca che negli ultimi anni è diventato un vero e proprio cult: il “carp-fishing“.
Questa pesca è mirata alla cattura dei “mostri” del lago: carpe da oltre 10 Kg.
Ci si avvale di robuste canne da lancio, segnalatori elettrici d’abboccata, specifici (e costosissimi ) monofili in fluorocarbon, tanta pazienza e conoscenza dei posti e dei fondali. Il carp-fishing viene praticato molto nella zona di Gradoli, Montefiascone (sul lungolago vicino al ristorante “la carrozza d’oro) ed anche nei pressi del porto di Capodimonte (un buon posto è dove si trova il presepe sub-acqueo di Capodimonte). Carpe di dimensioni più modeste (1-3 Kg) possono essere catturate un po’ dappertutto stando a volte comodamente seduti sulle panchine dei lungolago (Marta, Montefiascone, Bolsena…).

Per la pesca di queste carpe più “piccole” si può usare anche una bolognese da 5 m con galleggiante, ma è sempre rigorosamente d’obbligo l’uso del bigattino o della pasta per ciprinidi che possiamo acquistare in tutti i negozi di pesca. Prima di cominciare la nostra azione di pesca è consigliabile effettuare una buona pasturazione.

Mentre peschiamo con la bolognese col galleggiante possiamo mettere un’altra canna (nel lago di Bolsena è consentito l’utilizzo di 3 canne a persona) a ledgering (col pasturatore); con questa tecnica insidieremo le tinche, presenti copiosamente nelle acque del lago. Questo pesce una volta allamato oppone una tenace resistenza e non sarà certo uno scherzo, se di buone dimensioni, portalo a guadino. Nella parte antistante il porto di Capodimonte si possono catturare delle tinche da paura, anche superiori ai 2 Kg!

Capita poi che pescando a ledgering oltre all’immancabile carassio, possiamo trovare agganciato al nostro amo anche qualche piccolo esemplare di pesce gatto. Un alto pesce che fino a poco tempo fa si poteva trovare nei pressi dei canneti è il luccio. Questo è un grande predatore solitario che difficilmente compie grossi spostamenti e trascorre la maggior parte del tempo tra le piante acquatiche in attesa di qualche preda, mimetizzandosi perfettamente con l’ambiente grazie alla sua colorazione.

Ai giorni d’oggi il luccio è quasi scomparso del tutto dalle zone costiere a causa della frammentazione e riduzione dei suoi habitat. Per poterlo insidiare bisogna avvalersi dell’ausilio di imbarcazioni per trainare con gli artificiali in mezzo al lago. I pescatori del luogo usano tradizionalmente per la traina al luccio un filo di rame a cui attaccano gli artificiali, generalmente dei grossi cucchiaini. Le zone migliori per la traina al luccio risultano quelle intorno alle due isole del lago, dove i fondali sono misti ed è presente una buona vegetazione acquatica.

Se proprio vogliamo insidiare i lucci ma non abbiamo l’ausilio di un natante, dovremmo spostarci di qualche km e raggiungere un altro piccolo lago di origine vulcanica: il lago di Mezzano. Questo piccolo lago circondato da boschi ed incolti dediti al pascolo del bestiame, è una “perla” immersa nella natura; in queste acque tra tronchi semisommersi e folti canneti possiamo insidiare i lucci con uno spinning di ricerca. Le condizioni di pesca ed i risultati di cattura sono molto buoni.

Se si ha la possibilità di usufruire di una barca, si può provare la pesca del persico reale. Questo pregiato pesce in giovane età è gregario e lo troviamo in discreti gruppi su fondali sabbiosi in cerca di cibo. La pesca si svolge ancorando la barca (una volta individuato il gruppo) e lasciando arrivare sul fondo le nostre esche (lombrichi); una volta raggiunto il fondo bisognerà muovere su e giù le nostre canne per attirare le attenzioni del persico; questo infatti è molto curioso, e per attirarlo di più possiamo “impreziosire” la nostra lenza con perline colorate.

Gli individui adulti sono perlopiù solitari e per pescarli si utilizza lo stesso sistema adottato per gli esemplari più giovani utilizzando però come esca dei latterini. Una classica montatura è formata da un piombo terminale a pera da 50 g e sopra di esso 2 braccioli: quello sopra più corto (20 cm) con un amo del 3 a gambo lungo che innescheremo col latterino, e quello sotto poco più lungo (30 cm) con un amo del 6 che innescheremo col lombrico.

Insomma questo lago può davvero regalarci grandi emozioni per tutti i gusti, in cambio chiede solo un alto rispetto delle sue acque e della natura che lo circonda. Rispettiamo la natura in modo che un giorno anche i nostri figli potranno andare a pesca e gioire delle immense emozioni che solo Essa sa regalare. Detto ciò non mi resta che augurarvi buona pes….. ehm, volevo dire in bocca al lupo!